Site-specific art

•ottobre 21, 2011 • Lascia un commento

Comunicato Stampa:

http://www.susannabeltrami.it

Post-modernismo: il concetto del “Site Specific Art” sbarca (FINALMENTE) ANCHE in Italia.

Ancora una volta è Susanna Beltrami a portare un “vento” di innovazione attraverso la sua danza:  il nuovo spettacolo della coreografa, “LE VENT NOIR”, sarà presentato in prima nazionale a casa sua, presso DanceHaus Susanna Beltrami a Milano, il 26 Novembre 2011.

Digitando “Site Specific Art” su Wikipedia, saltano subito all’occhio due cose: la prima è una definizioneSite-specific art is artwork created to exist in a certain place”  (“ Site-specific art è un’opera artistica creata per essere/esistere in un luogo preciso”) – la seconda è la mancanza della pagina in italiano.

In un mondo di crisi della cultura, in cui l’arte del rinnovare si fa sempre più necessaria, l’Italia sembra non perdere l’abitudine di far suonare la sveglia 2 o 3 volte prima di scendere dal letto, ma per fortuna alla fine anche la creatività italiana si fa sentire e c’è qualcuno che apre le finestre e lascia spazio alla luce del nuovo giorno.

Questo qualcuno, ancora una volta, è Susanna Beltrami, nota coreografa contemporanea italiana, formatasi alla Merce Cunningham of New York, la cui firma si articola sempre tra le note di spettacoli anticonformisti.

La nuova proposta Beltramiana è una danza slegata dal luogo fisico del teatro, che esce dai suoi schemi, in tutti i sensi, innanzitutto scardinando il concetto di palcoscenico.

“Le Vent Noir” nasce e vive all’interno delle stanze di DanceHaus –  spazio scenico strutturato come una vera e propria casa, la cui porta d’entrata offre l’accesso diretto alla scena. Il teatro perde la tradizionale connotazione di fruizione passiva per diventare spettacolo itinerante. Il pubblico, emotivamente interpellato, viene risucchiato e condotto fisicamente di stanza in stanza, secondo il percorso suggerito dagli stessi danzatori.

“Le Vent Noir” sarà presentato in prima Nazionale in occasione dell’EXISTER_11, il giorno 26 novembre 2011.

DATE E ORARI

Sabato 26 e Domenica 27 novembre | Doppia replica ore 20.30 – 22.30

Sabato 3 e Sabato 17 dicembre 2011 | Doppia replica ore 20.30 – 22.30

LUOGO

DanceHaus Susanna Beltrami

Via Cadolini, 37  – 20137  Milano

BIGLIETTI

Intero 15 euro * | Ridotto over 60/under 26 10 euro* | Convenzionati 8 euro*

* + tessera associativa 1 euro

INFO E PRENOTAZIONI

Mail art@dancehaus.it | tel. 02 36515997 | www.dancehaus.it

Impara a chiudere gli occhi

•giugno 24, 2011 • Lascia un commento

“L’essentiel est invisible pour les yeux” (Antoine Saint Exupery)

C’è una cosa che ho imparato dalla vita, che forse varrebbe la pena che ognuno di noi avesse modo di imparare, per non perdere pezzi di sé stesso per strada, ma che purtroppo difficilmente la vita insegna. Ho imparato a chiudere gli occhi.

 

Pochi anni fa all’istituto dei ciechi ho provato cosa vuol dire camminare con i sensi, tutti, tranne uno, forse l’unico che sappiamo realmente usare. Ho imparato che il mondo senza vista è diverso, forse addirittura migliore. Ho provato a dimenticare i colori, i suoni e le forme reali e crearne di nuovi toccando, sentendo, ascoltando. Senza vista le foglie sono più verdi, i profumi più intensi, la pelle è più morbida e le persone più belle. Il buio è un vivere più intenso, in cui l’assenza di luce non è un nulla, ma uno sfondo neutro su cui costruire.

Oggi con gli stessi 4 sensi ho imparato a danzare, o almeno cosa significa. Ho imparato a condividere energia, ad abbandonare il peso del mio corpo e assorbire quello di qualcun altro. Ho imparato che ascoltando il profumo di una persona, la si riconosce tra mille, seppur estranea fino a pochi minuti prima. Ho imparato a toccare per riconoscere, ad ascoltare per sentire.

Ho imparato che per incontrarsi realmente, bisogna chiudere gli occhi.

Mai come in queste occasioni mi sono resa conto che la vista non solo è il nostro senso principale, ma ci cambia. Cambia il nostro vivere. Cambia il nostro essere umani. Ci plasma. Plasma la nostra percezione in base ad un aspetto prettamente esteriore, su cui fondiamo automaticamente pregiudizi e impressioni incredibilmente superficiali e distorte. Non è cattiveria, non è mancanza di profondità d’animo, è semplice ingenuo e distruttivo automatismo.

Non essere ingenuo. Impara a chiudere gli occhi per vedere davvero.

“Le Vent Noir”

•giugno 15, 2011 • Lascia un commento

La Compagnia Susanna Beltrami presenta:

“Le Vent Noir”

L’ arte psicanalitica che vive nel movimento guidato da un’ intimità violenta e incontrollabile.


 

“Si potrebbe dire che il vento furioso sia il simbolo della collera pura, senza pretesto, ingiustificata. I grandi scrittori della tempesta (…) hanno amato questo aspetto: la tempesta senza un preludio, la tragedia fisica senza un motivo. (…) Vivendo intimamente le immagini dell’uragano, impariamo che cosa sia la volontà furiosa e cieca. Il vento, nel suo parossismo, è la collera che è ovunque e da nessuna parte, che nasce e rinasce da se stessa, che gira e si ripercuote. Il vento minaccia e urla, ma non prende forma finché non incontra la polvere: una volta visibile diventa una povera miseria…”

Gaston Bachelard, “L’air et les songes”,

José Corti, pp.256-257, 1943

 Un paesaggio desertico, mai uguale a se stesso, costantemente costruito e prontamente cancellato da improvvise tempeste: il Vento Nero. In scena tutto è creato per essere, allo stesso tempo, distrutto.

Un movimento a flusso continuo che trova senso nel sopraggiungere di un istante, di un frammento d’interiorità che improvvisamente trova spazio, dilatando il tempo dell’azione. La tempesta si placa solo quando viene prevaricata dal potere delle rêveries: immagini dell’intimità, legate ai ricordi, alle proiezioni mentali, alle percezioni, al riaffiorare di una sensazione, di un’emozione già vissuta, di un racconto. Un percorso che trova il suo compimento finale nelle fonti del riposo, quei luoghi dove l’essere umano può ritrovare il suo Io senza alcun tipo di corruzione o limite: sono gli anfratti, gli angoli, le tane dell’anima, la Casa.

La casa è ventre, è caverna, è il ritorno alla madre e dunque al senso primo di protezione e di completo abbandono delle convenzioni sociali; un mondo a sé stante avvolto nel nero, un nero che non è spaventoso ma rassicurante: il nero non della privazione, ma dell’infinita possibilità:

“ Il colore nero, lungi dall’essere quello del vuoto e del nulla, è piuttosto la tinta attiva che fa scaturire la sostanza profonda e (…) oscura di tutte le cose. (…) Il nero nutre ogni colore profondo, è l’intimo asilo dei colori (…).”

Gaston Bachelard “La terre et les rêveries du repos : essai sur les images de l’intimité”,

 José Corti, Paris, 1948.

 Il vento nero: la violenza dell’intimità incontrollabile, che governa il movimento come un input al quale il corpo non può opporsi, diventando “pura forma fluttuante”.

Un’atmosfera sotterranea e notturna agevola il manifestarsi dei voli onirici ed immaginari dei performers, dietro cui si celano citazioni cinematografiche, teatrali e televisive: da Ultimo tango a Parigi alla Maria Brasca di Testori, fino ad Una giornata particolare, Alberto Sordi e Milly. Elementi scenici, musiche, personaggi, atmosfere sono da un lato rêveries temporali, che testimoniano il forte e costante collegamento fra passato e presente, e dall’altro rivelano il potere del frammento, che in un istante rappresenta un mondo fatto di immagini evocative e sogni ad occhi aperti, costantemente in bilico fra il reale e il surreale .

Il progetto vede protagonista  la Compagnia Susanna Beltrami, e i suoi danzatori. Lo scopo è quello di indagare attraverso il corpo, la gestualità e la creatività, su importanti temi psicanalitici e filosofici che trattati artisticamente possano coinvolgere l’interesse di una platea più vasta, una sorta di trattato concepito tra pensiero e azione, tra parola e gesto, tra intuizione e realizzazione.

Come per il progetto precedente Kore & Psiche, la finalità dell’opera è quella di non prevedere solo spazi scenici teatrali ma anche alternativi quali musei, sale universitarie ed altri.

Infatti, “Le vent noir” è uno spettacolo itinerante e plasmabile sulle location in cui viene vissuto. La sua forza sta nel fatto che nasce in realtà non su di un palcoscenico, ma all’interno delle stanze di DanceHaus Susanna Beltrami,  spazio concepito e realizzato come una vera e propria “casa della danza”; proprio grazie a questa scelta, il progetto, non è fruibile passivamente da un’unica prospettiva frontale, al contrario è uno spettacolo itinerante, che passa di stanza in stanza, permettendo al pubblico di partecipare attivamente a ciò che succede in scena, seguendo il percorso suggerito dai danzatori ed avendo la grande opportunità di scegliere personalmente da quale prospettiva si voglia osservare l’azione.

COREOGRAFIE e REGIA: Susanna Beltrami

ELEMENTI SCENICI: Giorgio Martino

IMMAGINI: Mario Mattioli

MUSICHE: Sandro Dandria

Maitre du Ballet: Matteo Bittante

INTERPRETI:

Matteo Bittante e la Compagnia Susanna Beltrami:

Lara Viscuso, Fabrizio Calanna, Cristian Cucco, Floriana Battista, Francesco Pacelli, Alice Carrino, Giulia Murgianu, Eleonora Cinti, Nihat Isatev.

PRODUZIONE: DanceHaus Susanna Beltrami

  

LA COMPAGNIA

Sono un gruppo di ragazzi che sprizzano entusiasmo, passione,ma soprattutto genuinità. Difficile entrare da esterni in una classe di danzatori di un certo livello e non sentirsi, se non altro “piccoli piccoli”. L’atmosfera è diversa, difficile da spiegare, ma sembra quasi di tornare a scuola: tutti seduti agli stessi banchi, tutti vestiti dello stesso grembiule e, attenzione, questo non per mancata professionalità, né per livello mediocre anzi. E’ il respiro che cambia. Il respiro della passione, non della superbia. Il respiro di qualcosa che ha la genuinità del gioco bagnato del sudore della competizione, quella con sé stessi. Un gioco che è più bello se condiviso, che allevia la fatica e che accoglie a braccia aperte chi vi entra. Questo lo sono stati per me fin dal primo momento e lo sono tutt’ora, mentre per le istituzioni, sul loro invidiabile CV i pierlombardini – come a volte si definiscono ridacchiando tra loro – si presentano così:

La Compagnia Susanna Beltrami, arteria della compagnia Pier Lombardo Danza riconosciuta dal ministero dello spettacolo, nasce nel settembre 2008 dal desiderio di Susanna Beltrami di allevare una nuova generazione di danzatori, un ensemble capace di mettersi continuamente in gioco, crescendo e rivoluzionandosi, plasmandosi tra le sue mani e i suoi pensieri. Percorso e meta della compagnia è la preservazione del linguaggio della danza, tecnico e comunicativo allo stesso tempo, attraverso i diversi meccanismi intrinseci alla danza stessa. La messa in atto di quel potenziale presente in ogni corpo avviene attraverso l’espressione di un’estetica e di una poetica di cui si nutrono i giovani danzatori. Un gruppo volutamente eterogeneo e scomodo, come lo ha definito la coreografa, ma animato da un sentire comune vibrante e travolgente.

http://www.maceratamusei.it/Engine/RAServePG.php/P/335510050400/M/255810050420Le Vent Noir

Montblanc de la Culture Arts Patronage Award 2011

•maggio 13, 2011 • Lascia un commento

Teatro Franco Parenti – Milano, 11 maggio 2011. Andrée Ruth Shammah, responsabile unica del Teatro Franco Parenti riceve il premio Montblanc de la Culture Arts Patronage Award 2011. I danzatori di DanceHaus Susanna Beltrami si esibiscono al fianco di Gioele Dix per gli illustri ospiti, tra cui: Letizia Moratti, Renato Mannheimer, Barbara Falcomer, Franca Sozzani.

Vi racconterò una storia che su siti, stampa e documenti ufficiali non figura e che ha segnato il destino del Teatro Franco Parenti.

<<C’ era una volta un Teatro. Non un teatro qualunque. Forse neppure un teatro. Qualcosa di più….  Le mura sorgevano nel 1972 con l’idea di costruire una dimora per l’arte e per la cultura. Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, con Giovanni Testori e Dante Isella, fondano il Salone Pier Lombardo, che diventa immediatamente un punto di riferimento di vitalità artistica e culturale di Milano. Fu l’arte stessa a trasformare questo salone in teatro e l’arte stessa a salvarlo dallo sfratto e dalla demolizione. Si narra infatti che alla morte di Franco Parenti, fu ricreato un calco del suo viso e il Salone Pierlombardo fu tramutato in “Teatro Franco Parenti” in memoria del grande attore che lo ha portato nel cuore fin dalla sua nascita. Alla vigilia della demolizione il calco fu riposto all’interno di una cassa chiusa e i lavori ebbero inizio. Da quel giorno strani avvenimenti si susseguirono tra le mura delle ampie sale dello spazio artistico. Sotto le assi del palcoscenico fu trovata un’incisione nel cemento, come tracciata da dita affondate nel burro, che riportava una data misteriosa, di cui solo i fondatori conoscono il segreto significato, ma la cui provenienza rimane ancora oscura a chiunque. Di notte, quando i lavori cessavano qualcosa mutava e, come se il teatro vivesse di pulsioni autonome, il mattino dopo i muratori rimanevano spiazzati alla vista di oggetti fuori posto, scenografie crollate e inaspettate modifiche del paesaggio interno. Una strana maledizione cadeva sul teatro, per cui tutti i lavoratori al cantiere per strane coincidenze si ritrovavano a condividere disgrazie famigliari: problemi di salute, malattie, lutti….  Sovrannaturale o no, era certo, qualcosa stava accadendo perché i lavori venissero sospesi in continuazione e nessuno aveva il coraggio di sostenere la tesi contraria, tanto che, di fronte a tale evidenza, fu chiesto l’intervento di un esoterico. Dopo un’attenta analisi, l’esperto rimproverò i responsabili di aver chiuso il calco, quindi l’anima di un attore di grande fama, all’ interno di una cassa, all’oscuro della demolizione in atto, andando così contro la sua natura d’artista e personaggio pubblico. Andrée Ruth Shammah e chi amava vivere con lei questo teatro si sentirono chiamati a reagire e fecero tutto quel che gli artisti hanno in potere. La sospensione dei lavori fu così segnata dallo spettacolo “Variété”. Recapitarono misteriosamente gli inviti ad assistere alla pièce, per cui un cospicuo pubblico si presentò abbigliata di tutto punto. Gli eletti vi trovarono tuttavia solamente un cantiere, rigorosamente chiuso e un ignaro muratore. Di fronte alla protesta degli spettatori che rivendicavano il diritto del biglietto, il muratore acconsentiva, quasi furtivamente, ad una veloce visita degli spazi. Dall’ingresso in cantiere, ad attendere lo spettatore, uno struggente e stupefacente viaggio nelle viscere del teatro denudato e demolito per metà, lungo percorsi nascosti, ricordi e fantasie mai realizzate che davano vita a fantasmi e spiritelli>>.

Questa l’ atmosfera che abbiamo ritrovato, o per meglio dire ricreato, al Teatro Franco Parenti il trascorso 11 maggio. La serata si è svolta in onore del premio Montblanc de la Culture Arts Patronage Award 2011 – riconoscimento internazionale che la Fondazione Culturale Montblanc conferisce dal 1992 a personalità che dedicano tempo ed energie a progetti artistici e culturali. Tra spiritelli ed estratti da “Varieté” e pièce dimenticate si è festeggiata l’assegnazione del titolo alla direttrice Andrée Ruth Shammah. Un orgoglio ma anche un augurio, che giunge in questo momento come acqua per l’assetato di fronte alla triste situazione che l’arte e la cultura stanno vivendo e subendo nella realtà attuale.

Questo mondo di fascino e nobiltà d’animo è oggi soffocato da una materialità che parla di meri valori economici, che lascia morire l’anima di chi, come il grande Franco Parenti ha fatto, dedica la vita alla causa di un’arte dimenticata da molti, ma irrinunciabile per chi ha avuto mai la fortuna di viverla sottopelle, nel sudore, nelle vene e nei polmoni.

Noi, che ancora ci crediamo, abbiamo portato il nostro augurio così, come sappiamo fare, danzando sulle note di Stravinskij un estratto a cui siamo ormai affezionati, coreografato da Susanna Beltrami, da “ Le sacre du Printemps”. Un rito propiziatorio che di fortuna ne ha sempre portata tanta. Dunque Auguri ad Andrée Ruth Shammah, Auguri al Teatro Franco Parenti, Auguri all’Arte.

http://www.vogue.it/people-are-talking-about/parties-events/2011/05/andree-ruth-shammah

http://www.modalitademode.com/moda/montblanc-premia-il-teatro-franco-parenti/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/05/06/la-crisi-latella-ritorna-in-germania.html

La Soglia Magica – Milano Malpensa

•aprile 27, 2011 • Lascia un commento

Evento di inaugurazione “La Soglia Magica” . Variazioni di geometrie create dal transito del sole, giochi di luci e colori e minuscole particelle d’acqua che costruiscono un sipario impalpabile: il palcoscenico progettato dall’architetto Pierluigi Nicolin, vissuto per l’ occasione dai danzatori di Dance Haus di Susanna Beltrami.

Tra gli ospiti dell’ evento: il sindaco di Milano Letizia Moratti e il presidente di Sea Giuseppe Bonomi.

Vi siete mai chiesti cos’ è un aeroporto? Un luogo fisico di certo, spesso parecchio anonimo e dispersivo. Un luogo di passaggio calpestato da infiniti passi, eppure amico di nessuno. Un luogo di arrivi e di partenze, ma mai di soste. Un luogo di attese a volte infinite e di corse contro il tempo. Un luogo di incroci inconsapevoli di strade, di vite, di destini, di problemi, di personalità. Probabilmente l’ unico luogo chiuso in cui si potrebbe conoscere il mondo solo osservando, parlando, ascoltando. Eppure…

 “Aeroporto. Sale immense, gremite di corpi e così anonime, colme di sguardi che non si incrociano, di mani che non si toccano, di orecchie che non sentono. 

Il passante assuefatto, quello dell’ indifferenza e del pendolarismo, quello delle cuffie nelle orecchie e degli occhiali da sole, quello che sfugge gli sguardi, quello che cammina ma non vive”

Se esistesse una porta, una “soglia magica”, che spogliasse la nostra indifferenza per mostrare, come una palla di cristallo, la vera essenza di chi l’ attraversa? Quante personalità, quanti destini, quante passioni, quante perversioni illuminerebbe?

“Una soglia di luce, un blocco, un vuoto, un respiro di infiniti secondi, poi la vita. L’ abito cade, l’ emozione si accende, la personalità si denuda.

Una chioma di capelli scuri cade sulla schiena che sembra infinita scorta dal taglio dell’ abito lungo di paillettes dorate che si riflettono nel vuoto.

Il cilindro cade tra le mani di un uomo distinto, che abbagliato si abbandona al taglio inferto dalla luce, come avvolto dall’ estasi di un vizio mortale.

I tacchi scivolano dai piedi da una donna esausta che noncurante corre tra le braccia di un amore rincontrato, con la violenza di chi l’ha visto fuggire troppe volte.

Le stampelle si sollevano leggere sotto il peso di un invalido che non teme le sue difficoltà, un giovane lo abbraccia e le differenze svaniscono.

Una scarica elettrica riattiva la sensazione di vivere, come un impulso di personalità che coglie all’ improvviso, muove il corpo incontrollato nelle sue sensazioni e nelle sue esperienze di vita. Gesti isterici, ripetitivi, movimenti sussurrati e scatti violenti, morbide carezze e sfoghi rabbiosi…”

Se fossimo noi ad attraversare questo taglio di luce? Noi, Noi saremmo sempre comunque danzatori.

Voi?

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/20/foto/malpensa_inaugurata_la_soglia_magica_-15192658/1/

http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/21/Malpensa_soglia_magica_per_chi_co_7_110421022.shtml

When I came off my hinges

•aprile 11, 2011 • Lascia un commento

Colpo di Fulmine. Non sono proprio riuscita a trovare altre parole che descrivessero     l’ impatto che ha avuto sulla mia vita il primo incontro con Susanna Beltrami.

Era il 18 Febbraio 2011, i miei 23 anni mi sembravano già galoppanti per una danzatrice mediocre, perché così mi sentivo, una ragazzina un po’ troppo cresciuta, con ancora troppi sogni e con l’ incapacità di staccarsene. Una sorta di guscio d’ amore incondizionato e un po’ troppo passionale, da cui avevo cercato “razionalmente e da persona matura” di distaccarmi e chiudere in un cassetto insieme agli altri sogni. A quanto pare il ruolo della “persona matura e razionale” – o per lo meno del tipo che viene ritenuto canonicamente tale – in questo caso non sembrava il mio forte. Più perseguivo quest’ obiettivo, meno mi sentivo me stessa, meno mi riconoscevo nel mio corpo quando, presa da raptus d’ astinenza, scappavo a lezione di danza. È stato proprio allora, in questo vorticare rocambolesco, che sono inciampata sul marciapiede di DanceHaus.                                                                                                 Varcandone l’ ingresso come una bambina curiosa, ne sono stata letteralmente risucchiata, nel corpo e nell’ anima.

Susanna Beltrami mi diede appuntamento alle 11,30 al padiglione 1, dietro la porta scorrevole con l’ insegna “Direzione Artistica”, un luminoso e intimo ufficio-cameretta. Una scrivania, una poltroncina in velluto bordeaux, un armadio in legno vecchio stile, dietro al quale faceva capolino un letto e strani oggetti usciti probabilmente da qualche teatro. Il viso che mi osservava dalla parte opposta della scrivania non era inquisitorio, non era austero, né tanto meno superbo, come a volte ci si può aspettare dai piani alti di vette così difficili da scalare. Era un volto sincero e profondo, segnato dalla serena stanchezza di chi nella vita ha fatto tanto e ha ottenuto il minimo che meriterebbe. La testa biondissima e spettinata da impulsi creativi di chi macina mille idee al secondo e di pettinarsi non ha tempo. Gli occhi vivi e accesi di una curiosità costante, di voglia forse in quel momento di scoprire qualcuno che per lei fino a 10 secondi prima non esisteva. Un sorriso dolce e uno sguardo materno mi rivolgevano domande da té coi biscotti: i miei interessi, le mie passioni, i miei obiettivi. Le mani smisero di sudare al primo suono che emisero le mie labbra confuse e in pochi minuti ero un libro aperto, un organizer della mia vita appuntato di scarabocchi incomprensibili che sembravano riordinarsi lentamente in sincronia con il movimento dei suoi occhi.

Trascorremmo una lunga ora e mezza in quella stanzetta, ne uscii stordita e con gli occhi lucidi. L’ ultima sensazione che mi sarei aspettata da un colloquio con “La Signora Beltrami”, una delle più importanti coreografe del panorama passato e attuale della danza contemporanea. Mi accompagnò di persona a visitare l’ accademia: una struttura post-industriale di 1200mq, costituita da 2 grandi padiglioni per un totale di 6 sale danza. Il padiglione 2 ospitava quel che di lì a poco, ancora ignoravo sarebbe diventato parte sempre più grande del mio mondo. Uno spazio creativo il cui biglietto da visita è il senso di appartenenza che ti pervade sottopelle a primo impatto. Scarpette da danza incorniciate ad opera d’ arte, sedie, abat-jour e persino un letto, imbiancati e sospesi su muri altissimi, un vecchio Juke Box, qua e là oggetti scenici che distrattamente custodiscono storie di spettacolo, performance e vita d’ artista. Un arredamento di tavolacci e sedie che sembrano uscite da epoche e luoghi più disparati attorno ai quali ridono e scherzano ragazzi stanchi e sorridenti nelle loro divise accademiche vissute. Al di là di vecchie porte metalliche uno spettacolo mozzafiato: 3 sale danza comunicanti e scomponibili. Muri bianchi apribili possono in un batter d’ occhio dar vita ad                   un’ openspace da pelle d’ oca di 11 metri di larghezza per 36 di lunghezza. Ma soprattutto, una particolarità singolare: la completa assenza di specchi. Sale immense che vivono ogni giorno di una danza cieca, non perché sia priva di vista, ma perché non ha bisogno di occhi. Una danza da vivere, da sentire nei muscoli, nel respiro fin nelle ossa. Un approccio alla lezione di danza scardinante già dal primo ingresso in sala.

Questo è Susanna Beltrami, questo è DanceHaus: un mondo parallelo, magnificamente scardinante.

When somewhere, sometimes, something happens…”

•aprile 7, 2011 • 2 commenti

Ho la fortuna di appartenere ad una generazione costruita sulla condivisione di idee, di progetti, di sogni, di vita. A volte eccessiva, quasi pericolosa, come tutte le cose magneticamente attrattive. I Blog e i Socia Network fanno parte di questi magneti, come la penna per lo scrittore, con la differenza che non bisogna per forza sentirsi tali per esserne attratti.

Mai avrei pensato di aprire un blog, ma l’ inchiostro, quello che spargi su pagine a caso nascosta sotto le coperte, quello sì, l’ ho conosciuto spesso. Trasformarlo in qualcosa di intangibile, che appare così lontano dietro lo schermo e così freddo senza calligrafia, errori e sbavature, non è la stessa cosa, ma forse a volte capita, nel proprio piccolo, di avere la sensazione di avere qualcosa da raccontare.

“When somewhere, sometimes, something happens…”

(“Quando da qualche parte, a volte, qualcosa accade…”)